venerdì 7 settembre 2007

La replica


Pronta risposta di Mazzocco alle mia intervista, rilasciata il 25 agosto.
Non ho inteso fare un attacco agli editori in questa sede ma non mi sono certo trattenuto dal dire quello che provavo. Mi lasciano sconcertato alcune dichiarazioni, una delle quali è: "non è vero che non c’erano state, in assoluto, avvisaglie relative a una possibile conclusione dell’attività di Radio Milan Inter. Lo fa capire lo stesso De Carlo."
Infatti, come ho detto nell'intervista, ho chiesto all'editore se le ennesime voci fossero vere. Dico "ennesime" perchè, da che lavoro in questo campo, ci sono sempre state indiscrezioni che facevano pensare al peggio.
Ho chiesto quindi se queste indiscrezioni (che non parlavano del gruppo l'Espresso) fossero vere e come ho detto non ho avuto conferma dagli interessati. Punto.
Come ho avuto modo di dire a Mazzocco, oltre a lasciarci tutti in questa situazione, senza, ripeto, nessun preavviso, lui scarica anche la responsabilità della comunicazione e sostiene che invece questa ci fosse stata, anche solo sotto forma di voce, appunto.
Secondo questa tesi io, o chiunque fosse stato a conoscenza della voce, avrebbe dovuto nell'ordine: chiedere lumi alla proprietà (cosa ce vniva puntualmente fatta con smentita), avvisare ogni mese e mezzo o due mesi (questa la cadenza delle cassandre) la redazione e sperare che non fosse vero. Allegria.
Il resto smentisce alcune mie considerazioni ma ci mancherebbe che le avesse confermate. Sulla questione ascolti, pc portati in un magazzino ( se sono a Padova da loro perchè non mi ha avvisato?) è perfettamente inutile che io gli replichi, lo farò casomai al telefono. Ma ho trovato inopportuno il sarcasmo sulle persone che ha lasciato a casa. Avere un contratto a progetto non significa essere insignificanti ma solo avere un rapporto in cui sei meno protetto. Quell'ironico "sul lastrico" mi ha fiaccato.






Radio Milan Inter: la risposta della proprietà



La nostra intervista a Lapo De Carlo sulla chiusura di Radio Milan Inter ha provocato l’immediata reazione di Massimo Mazzocco del gruppo di Radio Padova (più che Radio Company), che gestiva l’emittente e che ringraziamo, per prima cosa, per l’attenzione dimostrata al nostro sito e la disponibilità a rispondere alle nostre domande. Doverosamente, riportiamo anche la sua versione dei fatti…

Mazzocco, lei è il manager che si occupava per conto della proprietà (Radio Padova) della gestione di Radio Milan Inter. Cosa ribatte alle affermazioni di De Carlo?

Intanto non è vero che non c’erano state, in assoluto, avvisaglie relative a una possibile conclusione dell’attività di Radio Milan Inter. Lo fa capire lo stesso De Carlo.
In effetti, la decisione è stata sofferta ma alla fine la proprietà si è convinta che non fosse possibile andare avanti, perché le spese di gestione erano davvero troppo elevate e la risposta a livello commerciale di Milano al nostro progetto era stata effettivamente troppo ‘modesta’.
Presa la decisione e cedute le frequenze, ci siamo preoccupati anche di recuperare i beni materiali presenti in sede a Milano e le modalità dell’operazione sono derivate solo da fatto che era quasi Ferragosto e si poteva fare tutto solo con l’unica ditta (padovana) che avevamo rintracciato con disponibilità per quel giorno. Per questo i computer e il resto sono poi stati trasportati in un magazzino in Veneto.
Ma proprio ora, dopo il periodo estivo, la situazione si è ‘normalizzata’ e sarà possibile accedere ai computer presso la nostra sede, dove adesso si trovano.
Ma soprattutto c’è un punto che mi preme precisare: i numeri sui dipendenti che sarebbero stati lasciati ‘sul lastrico’ non sono esatti. Radio Milan Inter dava lavoro, in effetti, a 14 persone (compresi i giornalisti) e i dipendenti erano solo quattro; gli altri erano collaboratori ‘a progetto’.

Perché questa chiusura e adesso non c’è proprio più nulla da fare?

Mi creda, abbiamo creduto in questo progetto e abbiamo investito, anche nel tempo, come lo stesso Lapo De Carlo riconosce. Ma alla fine la proprietà ha ritenuto che non ci fosse più la possibilità di andare avanti, per il passivo troppo elevato e la mancanza di prospettive vere. Ci ha deluso il fatto che Milano non abbia saputo reagire nel modo giusto a un progetto innovativo, che poteva trovare sostenitori, anche economici (soci), in città.
Anche gli ascolti erano stati modesti. A parte la singola punta bimestrale dei 107.000 ascolti, a lungo non siamo stati pubblicati perché ‘non significativi’ e la media alla fine non andava oltre i 70.000.
La proprietà ha deciso di conseguenza e per noi, purtroppo, il discorso è chiuso e lo dico con rammarico e dispiacere. Almeno al momento, non vedo possibile una rinascita del progetto e dell’idea.

(Mauro Roffi)