
Il giornalismo è un mestiere spesso travisato nelle sue modalità deontologiche. Si vuole che il giornalista sia onesto e svolga un servizio pubblico, mettendo nel suo lavoro passione, onestà appunto e che esponga i fatti senza complicarne le scaturigini.
C’è molta retorica attorno alla figura del cronista, perché si tratta di un personaggio omologato dalla letteratura e soprattutto dal cinema, che gli ha affidato il compito di testimone a carico o in difesa di numerosi argomenti.
Nel cinema il giornalista è una figura multiforme, che si batte per una sorta di idealismo e talvolta muore a causa del medesimo.
Oppure l‘esatto contrario: è un cinico al servizio di un fine spesso personale, svolgendo il suo lavoro sottraendosi ad ogni illusione. Lo stravolgimento è la conseguenza delle modificazioni che ha subito e subisce la società in genere.
Ma anche il giornalismo nella storia ha distrutto o esaltato il cinema, prima svalutandone l’importanza, relegandolo ad una funzione legata unicamente all’intrattenimento. Poi consegnandogli, attraverso il certificato di capolavoro dato ad alcuni film, il ruolo di straordinario narratore, indispensabile per capire meglio aspetti importanti delle vicende umane.
Ma il mestiere di giornalista è difficile da interpretare anche da chi pratica la professione, come dimostra il recente: Leoni per agnelli, dove Meryl Streep è una reporter televisiva
frustrata dal fatto che le è stata data una notizia da un politico ambiguo (Tom Cruise) proprio per usare la televisione per cui lavora come mezzo di propaganda
Il film di Robert Redford mostra il lato debole di una professione combattuta spesso tra il desiderio di essere indipendente ed equidistante dai fatti e la dipendenza da un' informazione che deve essere data nonostante i dubbi etici. E soprattutto, per una volta, dimostra comprensione verso chi fa questa professione.
Ma la galleria di giornalisti mostrati dal cinema ha avuto un’ evoluzione.
La parte del leone la fa il cinema americano: il giornale ed il giornalista compaiono fin dall’epopea, solo cinematografica, western, in cui è rappresentata una società in grande sviluppo e naturalmente il giornalista è il testimone ideale. Il film che meglio identifica questa dimensione è: L’uomo che uccise Liberty Valance. La vicenda, tutta in flashback, è raccontata ad un giornalista che ha modo così di pronunciare la frase fatidica, che risolve più di mille congetture sull’epopea western: “Se la leggenda diventa realtà, stampa la leggenda!”
Facciamo un balzo in avanti, con gli Stati Uniti ormai consolidati come nazione guida, che fa leva sullo spirito democratico. Il giornalista è per qualche tempo un eroe tout court. Si imbarca in inchieste pericolose o inquietanti. Esemplare Humphrey Bogart nel ricoprire questo ruolo in più di un film. Il riferimento va in particolare a “L’ultima minaccia”: celebre la battuta finale di Bogart, direttore di un giornale minacciato da un criminale, che al telefono sente il rumore delle rotative che, come egli ignora, stanno stampando un articolo che lo inchioda alle sue responsabilità. L’uomo chiede cosa sia quel frastuono e Bogart ha modo di pronunciare l’altra frase fatidica: ”E’ la stampa bellezza, è la stampa e tu non puoi farci nulla”.
E’ l’affermazione di un ruolo che sposta la cognizione di giustizia, divenendo lei stessa il braccio della legge. Un’affermazione tanto retorica, quanto necessaria.
Nella storia esiste, però un film che ha dato origine al rapporto conflittuale tra cinema e stampa trascinandolo dalla celluloide alla vita reale: Quarto potere: Dal racconto del venticinquenne Orson Welles, che ispirandosi alla vita del magnate del giornalismo W. Randolph Hearst racconta le vicende di Charles Foster Kane, mostrando l’epica di un mestiere che sembra non avere confini.
Hearst fece di tutto per impedire l’uscita del film, considerandolo un attentato alla sua personalità e quando uscì nelle sale, attraverso i suoi giornali scatenò una campagna contro Orson Welles e la pellicola.
In L’asso nella manica la violenza della notizia è venduta come se fosse un vero prodotto ed il giornalista Charles Tatum sa come rigirarla e ricavarne il massimo pur trattandosi di una notizia di cronaca locale, gonfiata ad arte fino al dramma finale.
Quando la città dorme racconta invece le vicende di alcuni caporedattori ai quali il proprietario del giornale in cerca di un direttore scatena una lotta intestina, che indicherà il vincitore in colui il quale sarà in grado di scoprire l’identità di un serial killer. E il giornalismo visto dall’interno in una visione poco rassicurante.
Un altro film che declina la figura del giornalista senza etica e in delirio di onnipotenza è Piombo rovente dove Burt Lancaster interpreta magistralmente un noto giornalista newyorchese che usa tutto il suo potere per screditare il fidanzato della sorella, verso la quale nutre una gelosia morbosa.
Anche ne Il corridoio della paura viene raffigurato un'altra forma di giornalismo d’inchiesta ma anche l’ossessione e l’ambizione che può catturare chi fa questo mestiere.
Nel cinema entra anche la cronaca di fatti storicamente rilevanti come in Tutti gli uomini del presidente che racconta la nota vicenda dei due giornalisti del Washington Post che costrinsero alla resa Nixon scatenando il celebre “Watergate”. Il giornalismo come arma di giustizia assoluta. Esattamente come racconta Capricorn one, vero e proprio cult in cui un giornalista conduce un’inchiesta su una missione spaziale spacciata come reale e invece simulata in studio.
Il giornale usato anche come strumento del male: accade in Zodiac, in cui un killer che terrorizza la zona di San Francisco sceglie un quotidiano per celebrarsi. Uno schema già visto parecchie altre volte prima del film di David Fincher, con la differenza che in questo caso la storia è vera fin nei minimi particolari. Ad una pellicola tanto accurata si allega anche Maledetta estate paradigma di tutti i giornalisti coinvolti in prima persona da qualche serial killer, che sceglie il cronista avendo individuato in lui la persona in grado di rendere epiche le sue imprese criminose.
Più recentemente Good night and good luck ha esaltato la figura del giornalista In particolare quella di Ed Murrow, il quale attraverso la televisione (la CBS) condusse una battaglia per la verità contro il senatore McCarthy, che flagellava soprattutto il mondo della cultura americana con le liste di proscrizione contro i comunisti.
Se esiste, però un film manifesto sulla professione quello è Front page, che non a caso ha avuto altri tre remake in 50 anni. Il cinismo, specie nella versione di Billy Wilder del 74 è l’elemento determinante delle varie edizioni di “Prima pagina”(Front Page).
La ragazza del venerdì e Cambio marito le altre due.
E arriviamo a Quinto potere. Ispirato capolavoro che denuncia il potere della televisione e i meccanismi perversi che regolano l’ascolto. Impressionante anche per come il tema sia attuale oggi più di ieri. Ma la stampa si divide e accoglie il film criticandone gli eccessi nel modo di rappresentare la televisione.
Esiste anche un cinema che ha coniugato, a volte letteralmente, giornalista e amore.
I risultati più felici sono: 10 in amore una commedia che evidenzia le radici morali del miglior giornalismo, impartite da un Clark Gable che all’inizio del film snobba la teoria dei corsi sul giornalismo a favore della pratica del mestiere. Poi, in parte, si redime grazie all’amore per Doris Day.
Scoppia l’amore invece in Inviati molto speciali tra Nick Nolte e Julia Roberts.
L’amore è una cosa meravigliosa: un melodramma autobiografico di una scrittrice che si innamora di un giornalista o per meglio dire di un inviato speciale. Emblematica la battuta di William.Holden, al quale la protagonista chiede quale sia la differenza tra un giornalista e un inviato speciale. La risposta di Holden è: “200 dollari alla settimana”. E così ha modo di rafforzare la visione cinicamente rassegnata della categoria.
Negli anni 80 il cinema scopre la figura dell’inviato, meglio ancora se corrispondente di guerra e lo racconta con almeno 4 film di assoluto valore come Salvador, Un anno vissuto pericolosamente, Sotto tiro e Urla nel silenzio. Tanto importanti da meritare molto più spazio.
Importante anche Qualcosa di personale ovvero la visone romantica, che mostra il giornalista televisivo come una sorta di tutor di una bella candidata e che muore per essere presente dove il pericolo è maggiore
Anche l’Italia negli anni, pur limitatamente, produce alcuni film in cui la figura del giornalista dapprima è utilizzata come strumento narrativo e successivamente mettendone a fuoco le contraddizioni. Accade soprattutto in film come Lettera aperta ad un giornale della sera che in realtà utilizza una lettera spedita ad un giornale per un dibattito sui temi della guerra (all’epoca il Vietnam) e l’opportunità di partire come volontari. Ma è soprattutto “Sbatti il mostro in prima pagina” a mostrare l’anima nera della stampa, per mezzo di un direttore di un quotidiano che sfrutta un caso di cronaca per diffamare e trascinare nel fango un politico.
Una delle curiosità del film è che il quotidiano in questione si chiamava “Il Giornale, quando ancora non esisteva. Due anni più tardi Indro Montanelli “riparerà” fondandolo.
Si ricorda anche un Montanelli regista di: I sogni muoiono all’alba.
Nel 1977 esce anche Il mostro con Johnny Dorelli che anticipa quella che sarà la parte di Kurt Russel nel già citato Maledetta estate.
In “Stasera niente di nuovo”(1942) la butta sul melodramma. Nel dopoguerra è la Dolce vita a dare lustro al nostro cinema proprio attraverso un Marcello Mastroianni che interpreta un giornalista
Il cinema negli anni ha trovato anche due supereroi uniti dal tipo di professione come l’Uomo ragno e Superman. L'alter ego di Superman, Clark Kent è un giornalista dall’animo mediocre, mentre quello di Spider man, Peter Parker fa il fotografo in un quotidiano, il "Daily Bugle" di cui è direttore il perfido J.J. Jameson, essere tirannico che odia l'Uomo Ragno e approfitta di ogni situazione per organizzare campagne stampa, diffamatorie nei confronti dell’’arrampicamuri. In entrambi i casi la figura del giornalista ne esce con le ossa rotte, salvo per il fatto che Superman si innamora proprio di una giornalista, Lois Lane.
Non si possono citare tutti ma nemmeno dimenticare film come Accadde domani ,una pellicola che parte da un aspetto fantastico: un giornalista che ha come informatore un vecchio collega che gli compare da morto e gli fornisce le notizie del giorno dopo. Grazie a questo il giornale ha un grande successo, il ragazzo fa una veloce carriera ma non senza delle conseguenze. Obiettivo mortale è invece un inno allo scoop con un Sean Connery, anchor man spericolato, che mostra del giornalismo il lato fisico e la spregiudicatezza
Menzione speciale per Cronisti d’assalto che come pochi altri film mostra in modo realistico la vita di una redazione e il lato privato del giornalista.
Dello stesso tenore anche Dentro la notizia che ha gli stessi ingredienti ma si svolge in un network televisivo.
Dopo tutti questi anni il cinema sembra aver cominciato a mostrare rispetto verso i media raccontandoli con più attenzione ai particolari e alla veridicità. Di contro lo stesso cinema ha un interlocutore sempre più attento ai messaggi che il cinema riesce a mandare.
